Gli interessi di investimento dell’Eurozona cominciano a guardare verso l’estero, dato che per alcune valute come quella del dollaro Usa non vi è più, secondo le aspettative dominanti, l’allarme rischio di cambio che renderebbe controproducente investire in bond denominati in valuta estera.

Non ci si attende più un indebolimento frenetico del dollaro Usa: è stato visto il tutto come rapporto forza da una contesa che è di ben altra natura che di origine politico-economica.

L’indice Zew e l’indice Cci sono entrambi indicatori di fiducia ma strutturati in modo diverso e proprio ciò ci dà segnale anche del diverso peso cognitivo, parte di una differente mentalità economica.

Un raffronto tra l’indice Zew e l’indice Cci
L’indice Zew, in effetti, è ricostruito a partire da un campione di 350 investitori istituzionali tedeschi e concerne il sentiment ottimista o pessimista che si ha, riguardo alla ripresa economica della Germania e dell’Euro-zona per il semestre successivo. Se si tratta solo di aspettative, perché un suo calo dovrebbe creare allarme sul fronte degli investitori? Nella granparte dei casi, si cerca di capire se il pessimismo sia fondato o meno.

In America, l’indicatore di fiducia più importante è, invece, l’indice Consumer Confidence Index (Cci). E’ interessante compararlo con l’indice Zew, proprio perché non a caso fa parte di un altro mondo cognitivo: stavolta a fare il gioco delle aspettative non sono più gli investitori istituzionali (fondi a risparmio gestito) ma il ruolo importante è giocato, invece, dai consumatori e si considerano le attese sulla capacità di consumo per il prossimo semestre. Quindi, un aumento dell’Indice Cci significa un espansione della domanda interna per il futuro.

Ora, fatto salvo chi non crede che il mercato sia governato anche dalle aspettative degli investitori e dagli “animal spirits” è solo un caso che anche per l’indicatore di fiducia, alternativo e meno volatile dello Zew, l’Ifo, l’Istituto di Ricerca Economica di Monaco che l’elabora non abbia posto come elemento centrale per la rilevazione campionaria l’aspettativa del consumatore? In questo caso, a dominare, in luogo delle attese degli investitori istituzionali, sono le aziende tedesche che devono esprimersi sull’andamento previsto dell’economia per il prossimo semestre. Forse non è un caso e tale scelta dell’analista economico è alla base di una diversa mentalità economica.

Così, non per caso per l’America ci si attende un’alternanza, quasi stagionale, tra controllo dell’economia (fasi di raffreddamento e fasi di surriscaldamento dell’economia interna) con stimolo o freno della domanda interna (il classico policy maker Keynesiano). Per la Germania, la visione è prettamente incentrata sull’offerta ma vi sono degli elementi strategici di policy interna che non convincono gli investitori: il super-euro viene visto con estrema cautela.

E così, se è vero che i giudizi delle agenzie di rating contano poco, ormai, per il Forex, il calo improvviso dello Zew, combinato con la valutazione di rating positivo da parte di Moody’s, ha indotto la comunità degli investitori a cercare il mordente della strenua difesa del cambio nei rapporti commerciali di buona parte dell’Euro-zona e della Germania con il resto del mondo.

Cosa ne è risultato, andando a confermare il calo di fiducia emerso dalle più recenti rilevazioni dell’indice Zew? Effettivamente, l’apprezzamento dell’Euro non riflette un surriscaldamento dell’economia da ripresa Economica. L’aumento del Pil è stato solo un artificio contabile. Sul fronte del calo delle esportazioni, fatto salvo il settore alimentare e manifatturiero, si è proceduto a limare le importazioni. La disoccupazione è un problema per buona parte dell’Eurozona, Germania compresa. Forse, l’import è la vera ragione di esistere del Super Euro. E tutto questo mentre i fondamentali dell’economia Usa sono in netta ripresa: dati dell’occupazione alla mano.