Si fa presto a dire crisi del lavoro: la verità è che, se da un lato troviamo specializzazioni in esubero che non trovano spazio in un mercato sempre più ristretto, dall’altro ci sono mestieri che funzionano ancora alla grande. Anzi, secondo le ultime rilevazioni, ci sono aziende che faticano a trovare personale qualificato per determinate mansioni. Il problema allora non è la mancanza di lavoro, ma la scarsa differenziazione della domanda.

La Cgia di Mestre, elaborando i dati presentati dall’Unioncamere Ministero del lavoro, Sistema Informativo Excelsior, ha realizzato un vero e proprio borsino dei lavori più richiesti al tempo della crisi. Cuochi, camerieri, segretarie, addetti alla pulizia e alle persone, operai specializzati nell’edilizia, addetti all’accoglienza, conduttori di impianti industriali, addetti alla sanità e al sociale, operai uspecializzati nell’industria alimentare, legno e carta. Tutte professioni che secondo le stime faranno segnare un incremento significativo in termini di assunzioni nei prossimi mesi.
Il risultato è stato ottenuto mettendo a confronto i dati emersi nel terzo trimestre e quelli relativi allo stesso periodo dell’anno precedente, e quel che balza aglio occhi è spesso la bassa domanda in relazione alla ricca offerta: in poche parole sono molti i mestieri che nessuno vuole più fare (o non ha più le competenze per fare). Un problema che affonda le radici nel sistema scolastico e nello scarso accento sulla manualità, che cozza contro il ritorno prepotente delle professioni artigianali. Il risultato è che, mentre crescono i disoccupati, alcuni mestieri rischiano addirittura di sparire.

Secondo il segretario della Cgia di Mestre, le professioni più richieste sono quelle legate, in particolar modo, alle attività che caratterizzano la nostra economia, come il turismo/ristorazione, i settori del made in Italy, la sanità ed il sociale. Mestieri non sempre di altissima specializzazione, ma indispensabili per mantenere in piedi i settori che stanno dando un contributo importante alla tenuta economica e occupazionale del nostro Paese. Stiamo parlando di oltre 20mila posti di lavoro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, in netta contrapposizione con i licenziamenti e le chiusure di tante aziende.

Il rovescio della medaglia, nell’analisi della Cgia, è rappresentato dall’elenco di professioni che, con grande probabilità, faranno registrare un segno negativo nei dati occupazionali. Anche in questo caso si tratta di uno spettro piuttosto vario di professioni, dagli specialisti in scienze economiche agli operai specializzati nell’industria, dai metalmeccanici al personale non qualificato nell’industria e nella logistica e nella grande distribuzione. La crisi potrebbe portare via quasi 22mila unità in questi settori.